Gocce di sabbia...
"Lo chiamiamo granello di sabbia. Ma lui non chiama se stesso né granello né sabbia. Fa a meno di un nome generale, individuale, permanente, temporaneo, scorretto o corretto. Del nostro sguardo o tocco non gli importa. Non si sente guardato e toccato. E che sia caduto sul davanzale è solo un'avventura nostra, non sua. Per lui è come cadere su una cosa qualunque, senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora. […] Wislawa Szymborska
chi sono
Chi sono? Una goccia.
Semplicemente Li'...
scrivo per me e di me, nessun messaggio o verità assolute, solo istinto, pensieri che vanno e vengono, pronti da cestinare non appena definiti. E in ciò sta tutta la verità di cui sono capace, la mia verità dannatamente vera perchè esattamente quella in cui credo e mi dibatto.
"..bisogna fingere che movimento e stasi abbiano il senso del nonsenso per comprendere che il punto fermo e' un tutto nientificato." E. Montale
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Il mio sogno in una goccia
"Mi sorridesti e mi parlasti di nulla e io sentii che era molto che lo aspettavo."
R. Tagore
giovedì, 03 aprile 2008
Così.

Mi sono stancata di me. Come quando finisce l’inverno e proprio non se ne può più degli abiti pesanti. Come di un tavolino che intralcia la camera e ci si deve sempre fare il giro intorno per andare dall’altra parte o sedersi sul divano. Come il cassetto colmo di biglietti di viaggio, fiori essiccati, appunti, ricevute di ristoranti o hotel, ingressi di musei o teatri, come tutte quelle cose alle quali ci si  illude di poter agganciare un’emozione, un ricordo mentre infine solo ingombrano un cassetto che sarebbe così bello da aprire e trovare semplicemente vuoto.

Sono stanca dei pensieri che sembrano aprire infiniti sentieri ed infine poi non portano a nulla. Sono così stanca delle mie parole che si, son tante e a ben vedere sempre le stesse, che è inutile ripeterle ancora e ben vorrei, se solo ne fossi capace, stare zitta, proprio zitta,e solo guardare.

 

Mi sono stancata così tanto di me, che mi esco fuori e prendo il sole.

Siedo sopra un muretto, con un libro in mano, in una pausa, non pausa, di una vita che corre. E credo in questo muretto duro sotto le mie natiche, in queste pagine di carte fra le dita che potrei stracciare o voltare con cura. Credo in questo sole sul viso, perché poggio la mano sulla guancia e ne sento il calore scaldare la pelle. Parafrasando un’amica, oggi riesco a credere solo in ciò che tocco, ciò che sento, ciò che vedo, ciò che gusto, ciò che odoro. E quel ‘sento’ non il mio solito ‘sento’, ma un udire con le orecchie parole pronunciate e suoni emessi. E nel momento che non tocco, non sento, non vedo, non gusto, non odoro, null’altro credo che esista se non il vuoto, l’assenza, la non presenza, lo spazio, l’abisso, il precipizio dove poter star soli e imparare a viversi almeno un po'.

 

Sono proprio troppo stanca di me, tanto da non aver più voglia di inventarmi diversa da così.

[comunque significhi questo vago 'così']

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 12:06 | Permalink | commenti (16)
categoria:goccedime
martedì, 01 aprile 2008
..

 

La mia guancia destra sul calore del tuo torace nudo.

 L'anima si ferma su quel tepore quieto.  

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 02:12 | Permalink | commenti (1)
categoria:dedicato, goccedime
domenica, 30 marzo 2008
Conciliazione.

"Spalancai la porta d'improvviso. Loro stavano lì, l'una innanzi all'altra. Identiche, gemelle. Non saprei dire se esistessero entrambe o se l'una potesse essere l'immagine dell'altra riflessa allo specchio. E se così fosse, non saprei quale delle due potesse essere quella in carne e ossa e quale la sua immagine. So che stavano di fronte, si osservavano, con uno sguardo che definirei torvo. Non mi son sembrate amiche, no, anche se una aveva un non so che di compassionevole nello sguardo. Non si sono neppure voltate curiose al mio arrivo, quasi sapessero che sarei alla fine arrivata. Immobile, con la mano ancora sulla maniglia della porta, non so se fare un passo avanti oppure chiudere piano e far finta di niente. Andare via. Ma non  ho le forze più di muovermi, sono stanca. Mi siedo per terra, incrocio le gambe, poggio la testa allo stipite e le osservo. Una inizia a gocciolare, sì, perde acqua, mille piccole gocce scivolano dal viso, dalle braccia, gli abiti si inzuppano velocemente e inizia a piovere anche dal soffitto, come se la volta della stanza sudasse....mi agito, non so che fare, tutto inizia a vorticarmi intorno, rimangono solo loro due, quel loro sguardo fisso l'una negli occhi dell'altra. E capisco.Se l'acqua non smette di colare, una delle due, ora so quale, rischia annegare. E quello sguardo  diventa un'ancora, un ombrello, un salvagente. E d'improvviso il buio, forse svengo, non so più dire che accadde."
[Scrissi questa cosa un po' di  tempo fa, d'impeto, non trovandone il senso. La scrissi in un periodo che in fondo appariva sereno, carico di promesse e possibilità. La ritrovo oggi e mi pare di comprenderla al volo, anzi di una verità quasi banale: due me che si guardano torve ma che non sopravviverebbero l'una senza l'altra. Questa necessità, di conciliazione tra opposti di sè. A volte è tutto molto più semplice di quel che appare.]
  
gocce che scivolano da: Plillina alle ore 13:57 | Permalink | commenti (11)
categoria:
giovedì, 20 marzo 2008
Il colore del Mondo

Ogni volta che tu
camminando vicino così
sussurrandomi cose così
frasi così
allora eccoci qua
in un quadro del primo dégas
un racconto naif di zola
riesci a sentire
l'effetto che fa
perché ogni volta che tu
sospirando mi stringi di più
sgretolando le cose che so
le storie che ho immaginato per me
o imparato leggendo flaubert
sospettato ascoltando ravel
niente di questo ha più senso per me
e un senso non c'è
cambierei per te il colore del mondo
il rumore di fondo
lo cambierei
cambierei per te
il destino in un lampo
ogni nota che sento
la cambierei
la cambierei
la cambierei
allora eccoci qua
in un quadro del primo dégas
o un romanzo naif di stendhal
riesci a sentire l'effetto che fa
l'effetto che fa
cambierei per te
il colore del mondo
il rumore di fondo
lo cambierei
cambierei per te
i confini del tempo
in un solo momento
li cambierei
li cambierei

cambierei per te
il destino in un lampo
ogni nota che canto
la cambierei
la cambierei
la cambierei
la cambierei

(Daniele Silvestri)


gocce che scivolano da: Plillina alle ore 11:37 | Permalink | commenti (10)
categoria:dedicato, gocceinspiegabili
venerdì, 14 marzo 2008
Signora Speranza

Driiiiiiii!!! La odio. La odio ormai da un paio d'anni ogni volta che arriva. Sempre alle 7,30 del mattino. Perchè lei è una di quelle che alle 9 devono avere già casa ordinata e pulita, così faceva sua mamma e sarebbe impensabile anche solo ipotizzare che possa esser diverso per qualcun altro.

Poi entra in casa. E mi chiama 'signora Lillià', anche se io di signora non ho proprio niente e l'accolgo sempre ancora mezza nuda, a volte con un plaid avvolto sul corpo che la vestaglia non ho mai imparato ad usarla, a piedi nudi e il cuscino stampato sul viso. Lei arriva e finge di non notare il caos intorno. La prima cosa che fa è sorridere. E intanto che sorride, leva le scarpe ed infila le ciabatte. Mentre le chiedo come sta, s'infila la vestaglia azzurrina e la annoda sui fianchi. Porta i capelli corti corti 'per essere più ordinata', un trucco leggero sugli occhi verdi. Già il solo osservarla mi rasserena. Ha occhi da bambina, che si riempiono di lacrime per un niente e si illuminano anche solo per un tappettino nuovo nel bagno. Non veste mai di nero e adora borsette di ogni foggia e tipo. Oggi indossa una maglia ben scollata. Mi vien da pensare che ha un tale davanzale che mi ci potrei rifare tette e culo e a lei ancora ne rimarrebbe da mettere in mostra. Ha voglia di parlare. Come al solito. E io cerco di tirarmi indietro. Come al solito. Procede tra una parola, un 'ihhhh'  e un ohhhh, perchè in lei tutto è mobile, dai fianchi al pensiero al discorso. Gesticola e quando dice 'nooo' porta l'indice avanti muovendolo nell'aria  ed insieme all'indice oscilla la mano., il braccio e il corpo mentre la testa si muove decisa da destra a sinistra. Poi recupero un pezzo del discorso: "...mi voglio dedicare a lui, signora Lillia". Di che mi parla?? Ah si...le è da poco venuta a mancare la mamma inferma alla quale ha dedicato giornate e giornate, vacanze e festività per lungo tempo. "...signora Lillia' adesso mi dedico a mio marito e basta. Perchè...ma le sembro scema?....ohiiiii....eh già lo so.... (intanto gli occhi si riempiono di lacrime)...sono scema....ma penso che chi lo sa cosa può succedere? E se gli accade qualcosa? Mi' che a queste cose non ci ho mai pensato io...ma signora Lillia'...e se succede? Nooo...nonono...(e via oscillamento)....lui lo deve sapere che so di essere fortunata...sisisisi....con tutto quello che c'è in giro....ohiiiii...gente che litiga per niente....nono....a me mi vuole bene, mio marito mi vuole troppo bene. E pure io gliene voglio. Cos'altro c'è di importante? ". SIlenzio. Si asciuga le lacrime. "Ma le sembro esagerata?....uhh...che vergogna...mi prenderà per scema!"

Signora Speranza non ha molti anni più di me. E' grossa grossa e si emoziona per un niente. Senza figli. Sposata con l'unico uomo della sua vita. Un uomo che la conduce in vacanza in un albergo di lusso e  in treno al porto, perchè non hanno mai preso la patente. Che per San Valentino ancora le porta  cioccolattini e peluches e lei si adira perchè invece vorrebbe una rosa, che del peluche non sa che farsene. Dice che litigano per ogni stupidaggine. Ma che non è mai passato tramonto senza che facessero pace.

Sto poggiata sullo stipite della porta del bagno. La invidio. Invidio la sua semplicità. Quel suo esser voluta bene e voler bene, dopo una vita insieme, e quel commuoversi su questo. Con lei 2+2 fa sempre quattro. Le faccio qualche confidenza. Sto' un po' amara oggi. Le parlo del mio ex matrimonio. Brevi cenni. Lei non ne sapeva niente. Le parlo dei giorni attuali. Di pause, riflessioni. Le dico "si tenga stretto questo voler bene. Non c'è davvero altro d'importante.". Le, alle mie confidenze, mi dice: "nonono.... oh signora lillià, mi' che le cose non vanno così. C'è troppa confusione. Nonono.. ohiohi...". Poi, mentre oscilla sui suoi no, le cade lo sguardo sui fiori, ormai secchi, nel vaso. "Mì che chi regala dei fiori così è innamorato. Sisìsì. Innamorato." Si ferma. Sta in silenzio. Mi guarda, pare prese dall'impeto di dirmi ancora qualcosa. Poi si scuote, come dicesse no a sè stessa,  gira le spalle:  "Eh...già lo so che le cose in giro non sono facili. Mi dedico a mio marito signora Lillià. Non c'è altro di importante.". E intanto mette il grembiule e prende un secchio.

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 13:53 | Permalink | commenti (6)
categoria:goccesorridenti, goccedime
mercoledì, 27 febbraio 2008

Tra due persone che si amano

la paura non è

 del perdersi

 ma del non essersi mai

 per davvero

incontrati.

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 23:30 | Permalink | commenti (32)
categoria:goccepensierose
martedì, 26 febbraio 2008
E' calmo questo caos.

Perchè mi è presa sta fissa di vedere il film "Caos calmo" nonostante non sia mai riuscita a vederne per intero uno con Moretti, non m'è chiaro. Lo stimolo è arrivato dai polemizzanti e ancor più dagli indignati per la chiaccherata scena di sesso: ero certa fosse strumento studiato a tavolino per attirar discussioni e sollevare il ritmo di un film che nasce, a mio avviso, da uno spunto interessante ma che su questo spunto ci gira poi intorno senza mai graffiare, senza saper donare lo spiraglio di una intuizione ancorchè fugace o infondata, senza autenticità, banalizzando il tutto. Invece devo dire che, aldilà delle presunte intenzioni, secondo me l'unica scena nella quale è possibile ritrovarsi riconoscendola quantomeno come 'possibile' è proprio quell'unica scena di sesso: un incontro tra due solitudini (lei da quella coniugale con un un uomo vile che scopre non aver neppur tentato di salvarla mentre rischiava di annegare, lui da una ancor peggiore: la solitudine da sè stesso, da quell'isolamento del 'sentire'). Un incontro dove entrambi si usano l'un l'altro, naufraghi del proprio mare deserto, vite spoglie come il parco dal quale Pietro, seduto su una panchina, attende la figlia durante le lezioni scolastiche. Certo è poco ben collegata, contestualizzata con il resto del film, ma almeno vibra di verità, che diamine! Per il resto tutto a me è parso un po' posticcio. Questo apparente non dolore privo di domande, questi personaggi che girano intorno alla storia quasi solo a voler dare spessore a questa 'sospensione' del protagonista. Non c'è un solo attimo che sfiori il dubbio che Pietro possa ammettere anche solo a se stesso: non soffro perchè non l'amavo (la moglie morta, intendo). Ci sono verità intorno alle quali ci si gira e rigira intorno. E sarebbe tanto più semplice, leggero, andarci dritti sino in fondo. Ci sono vite che vanno così. Girando intorno alle proprie domande evitate. Mi è rimasta una grande amarezza, perchè  questa poca consapevolezza di sè, questo poco desiderio di conoscere  ( sè e chi ci sta intorno), questo passarsi accanto come se si camminasse di fianco ad un muro senza alcun desiderio di attraversarsi,  mi ruba un po' la gioia del mio vivere. Continuavo a ripetermi mentalmente: non la voglio una vita così, non voglio questa 'calma' dentro o intorno a me. Perchè di caos questo film non ha proprio niente, tutto è controllato, e quand'anche  perde il controllo (nell'amplesso, l'unica scena che m'è parsa verosimile) diventa prevedibile, inizia e finisce senza lasciare alcuna devastazione, nessun graffio, neppure un segno.

In fondo....un buon film, perchè sono le h. 2,37 e ci sto ancora a pensare su. O è un pretesto. Chissà.

  

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 03:02 | Permalink | commenti (9)
categoria:goccepensierose
venerdì, 22 febbraio 2008
Poesia.

Attendevo. E sotto la luce di un lampione ho letto a caso una paginetta da un libro dimenticato in auto. Mi è subito venuto il desiderio di condividerla, poi....poi  non è stato possibile. Allora la metto qui.

" Nella vita molte cose si assomigliano, e le differenze sono molto sottili, tenui, lievi. L'eccitazione può sembrare estasi, ma non lo è, perchè l'estasi è fondamentalmente fresca. La passione è calda. L'amore è fresco; non gelido, ma fresco. L'odio è gelido. La passione e la lussurua sono calde. L'amore è esattamente nel mezzo: è fresco, nè gelido, nè caldo. E' uno stato di grande tranquillità, di calma, di serenità, di silenzio, e da quel silenzio nascono la poesia, il canto, una danza del tuo essere

Quelle che tu chiami poesia e passione sono semplicemente bugie che si nascondono dietro bellissime maschere. Su cento poeti, novantanove non lo sono per davvero: vivono nel tumulto, nelle emozioni, nelle passioni, nell'ardore, nella lussuria, nella sessualità, nella sensualità. Solo un poeta su cento è autentico.

Ma il poeta autentico potrebbe non scrivere mai alcuna poesia, perchè tutto il suo essere è poesia. il modo in cui cammina, si siede, mangia, dorme...ogni cosa è poesia. Egli esiste in quanto poesia. Che scriva o no poesie è irrilevante.

Ciò che tu chiami poesia non è altro che l'espressione della tua agitazione, di un tuo stato di accalorato. E' uno stato di follia. La passione è folle, cieca, inconscia...e bugiarda. E' bugiarda perchè ti fa credere di essere amore.

L'amore è possibile solo quando la meditazione è accaduta. Se non sai come centrarti, riposarti e rilassarti nel tuo essere, se non sai come essere profondamente solo ed estatico, non saprai mai che cos'è l'amore.

...

Molte volte dico: <Impara l'arte dell'amore>, ma ciò che intendo davvero è: <Impara l'arte di rimuovere tutto ciò che ostacola l'amore>. Si tratta di un processo negativo. Assomiglia allo scavare un pozzo: rimuovi molti strati di terra, di pietre, di rocce, e all'improvviso affiora l'acqua. E' sempre stata lì: era una corrente sotterranea. Adesso che hai rimosso tutte le barriere, l'acqua è disponibile. Altrettanto vale per l'amore: è la corrente sottorranea del tuo essere. Sta già scorrendo, ma ci sono molte rocce, molti strati di terra da rimuovere.

Ecco cosa intendo quando dico: <Impara l'arte dell'amore>. In realtà non si tratta di imparare l'amore, ma di disimparare le vie del non amore.

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 01:53 | Permalink | commenti (5)
categoria:
mercoledì, 06 febbraio 2008
04.02.2008

Arrivo lentamente, immersa in un gran silenzio. Sul piccolo sentiero di ghiaietta è cresciuto del muschio verde. Il cielo è terso, soffia il vento, l'aria fresca, il sole limpido.  Ho preso un fiore. Sempre lo stesso. Una rosa rossa ed un ciuffo di verde. Li butto li sul marmo scuro e polveroso e mi siedo di lato. Chiudo gli occhi, volgo il viso al sole. Respiro piano. Sento cigolare le cime degli alti cipressi poco distanti, uccelli cinguettare, un lontano ovattato rumore di traffico, qualcosa che sbatte nel vento. Mi arriva una sensazione di calore. Lascio che cammini dentro me. Odori. Voci. Abbracci. Sorrisi. Senso di affidamento e libertà insieme. Mi arriva tutto così. Sorrido nel sole, sempre ad occhi chiusi. "Vorrei un tuo abbraccio". Lo dico nell'aria. Apro gli occhi e mi vien da ridere. Guardo mia nonna nella foto sulla lapide e pare divertita anche lei. Mi tiro sù e metto la rosa nel vaso. Come sempre pare spaesata sola soletta in uno spazio troppo grande e vuoto. Ma a me piace così. Si, vorrei ancora un suo abbraccio. Mi risiedo e  guardo intorno. Tutto sembra indicare una fine, un vuoto, lapidi più o meno agghindate a segnare la paura della morte, le spoglie dei nostri cari affidati ad un cimitero come una valigia ad un deposito bagagli.  E se anche dal mio viso non traspare nulla, dentro rido divertita di me. E anche di lei. Di questo legame che valica i tempi. Di questa nostalgia che non è mai dolore, non lo è mai stata. E' gioia e gratitudine per avela avuta. Morì che avevo nove anni. E poco m'importa chiedermi dov'è ora. Se è solo polvere o anima da qualche parte. Non ha alcun senso o importanza saperlo.  So che è parte di me.

Mi rialzo e vado via. La ghiaia scricchiola sotto i mie passi. Il vento mi butta i capelli per aria facendoli danzare come avessero vita propria. 

E per la prima volta mi viene per davvero da pensare: ci sono amori che non finiscono mai.   

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 09:43 | Permalink | commenti (12)
categoria:dedicato
venerdì, 11 gennaio 2008
.

C'è una bellezza grandiosa nel creato. O se non creato...comunque una bellezza grandiosa in quel che è. C'è una felicità gioiosa nel sentire il proprio respiro sollevare il petto e farlo aprire. La gamba che porta avanti un passo. La fronte che si solleva fiera e gli occhi che si riepiono d'intorno. 

Questo, al mattino, ho provato.

E sono ritornata. Più idiota che mai. Mi siete mancati :)  

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 12:32 | Permalink | commenti (22)
categoria:gocceinspiegabili, goccesorridenti
sabato, 15 dicembre 2007

Vorrei braccia enormi. Lunghissime e morbide e calde. E vorrei che altri, tanti, tutti, avessero le stesse braccia. Protese le une verso le altre. Vorrei un intreccio di braccia a circondare e scaldare questo Natale. Questi giorni. Freddi. Freddi dentro e luciccosi intorno. Vorrei giorni semplici, fatti di poche parole e mani nelle mani. Mani a trattenere il calore di una vicinanza. Calore da portare dentro e custodire preziosamente. 

[E' morto il papà di un amico, nella notte. E ieri, in un paese vicino, un uomo è stato travolto dal proprio trattore. Rientrava a casa per farsi una doccia e raggiungere la moglie in sala parto in attesa del loro secondo bambino. Non c'è molto da dire. E' così che va. Neppure di che stupirsi.Ci sarebbe solo da avere braccia lunghissime e abbracciarsi e tenersi stretti stretti.]

E sorridere. Che tanto la vita va da sè.

ps x la mia Annuccia che parte in India: gli abbracci sanno essere stretti stretti anche quando si è lontani lontani. Non ci sono vuoti, mancanze, distanze...laddove ci si sente vicini col cuore. :O) 

   

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 11:09 | Permalink | commenti (29)
categoria:dedicato
sabato, 15 dicembre 2007

6_246

Pensavo. ma anche no. no. ecco. mi son riletta un bel po'. cose pensate e scritte qua e là nel tempo. più o meno sempre le stesse, con varia energia. solo che. che. pensare qualcosa non sempre comporta un agire adeguato. eppure. eppure a me pare di pensare di conseguenza al mio fare. come estraniata da me, osservatrice di gesti poi passati al setaccio delle valutazioni. giurerei di selezionare i pensieri, tentare di ripulirli, di averne di miei, che mi appartengano visceralmente, pur talvolta lasciandoli scivolare via al mutare delle condizioni, del sentire, del desiderare, al mutare dell'esserci. e a volte non ci sono. no. non ci sono. me ne vergogno pure. ma proprio a volte non so esserci. io. e a volte ci sono troppo. ci sono troppo dentro degli spazi, nelle pieghe. come esserci troppo nelle fughe del pavimento. che uno magari ha il parquet e delle fughe tra i mattoni non ne sa proprio niente. non che io ne sappia molto di più. che straparlo. convinta di avere in fondo al buio del mio abisso una lucina lontana ad indicare una direzione.ma quale? cosa? non so nulla. un bel nulla. vago confusa. a volte determinata. ma di una determinazione confusa, forse orgogliosa, certo illusoria. comunque tutta mia. mi approprio di aggettivi, suggestioni, immagini tentando di specchiarmici nella convulsa e irragionevole corsa a far intuire di me. poi. cosa. dato che nulla io so di certo se non che certo son meno confusa della maggior parte delle persone che ho incontrato. non di tutte. di tante, si. ecco. tiro un po' su il naso. che mica so solo aspirare la puzza delle mie viscere. una cosa la penso. credo che inizierò a prendermi cura di chi mi ama. e non solo di chi è da me amato. perchè è giusto e fa bene. mi sposto. da me. ma non mi dimentico. no. non  dimentico  me.

[fa bene passare una sera a casa.prendersi una pausa dal resto del mondo. ci si ritrova. e magari accade di piacersi. un po'.]

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 00:08 | Permalink | commenti (7)
categoria:goccesorridenti, goccedime
lunedì, 03 dicembre 2007
Così...

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 02:34 | Permalink | commenti (18)
categoria:
domenica, 02 dicembre 2007
Bolle di sapone.

"...che se le bolle di sapone scoppiano è perchè il mondo intorno

va loro troppo stretto."

Spettacolo per bambini. Ci sono due clown alla loro prima esibizione sul palco. Uno è fichissimo, riccamente abbigliato, super accessoriato, spavaldo. L'altro è stropicciato, inadeguato, senza strumenti. Il primo cattura il pubblico, ammicca, sorride. L'altro cattura i bagagli del primo e gli sistema gli attrezzi, in disparte, grato di avere qualcosa da fare su quel palco. Il superclown inizia con i suoi attrezzi a sparar bolle con facilità. Il calimer-clown non sa che bolle...prendere. SI deve arrangiare come può, una big bubble, una cannuccia, un pezzo di spago delle scarpe.Il super clown usa il suo asso nella manica: una macchinetta sparabolle fantastica, il palco si riempie di bolle arcobaleno. Anche il calimer clown ne rimane affascinato. I due finalmente si stringono la mano in un gesto di affiatamento...ma le mani son sporche, via a lavarle col sapone, cambio musica...le mani, senza più alcun atrezzo o oggetto, iniziano a produrre palle colorate. La magia può continuare senza bisogno di alcunchè, senza competizione, usando solo complicità e fantasia.

Manco a dirlo...il clown inadeguato sarò io. Questo pomeriggio. Sono agitatissima. Per fortuna la mia partner sul palco è grandiosa per davvero.  Per me avere gli occhi puntati addosso in questa veste, è una tragedia. Ma il ruolo è  'mio'. Sono proprio io. Inadeguata. Stropicciata. A mani nude. Non preparata. E le bolle che scoppiano sono un motivo ricorrente nella mia vita. Bellissime, leggere, colorate che danzano. E flop...svaniscono. Ma pare che ci sia un trucco: ingredienti diversi e variamente miscelati a seconda delle bolle che si vuole ottenere, piccole, grandi, che durano, colorate e anche si può agire su umidità e temperatura dell'ambiente circostante. E io mi applico. Faccio tentativi. Prima o poi questo mondo intorno imparerà a non aver paura della bellezza, di quel che non si spiega, di quel che rapisce i sensi senza dare certezza.

"il mondo intorno troppo stretto"

...può stare dentro la bolla. Così non stringe più.

ps: incrociate le dita per me! Aiuuuutttttttt!!! ;O)

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 10:00 | Permalink | commenti (13)
categoria:dedicato, goccesorridenti
giovedì, 29 novembre 2007
Già...amo.
"Già amo.
Amo la vita.
Già, amo la vita… in modo viscerale, intenso, amo la facoltà che ho di assaporare la gioia ed il dolore[no...la capacità maledizione, non solo facoltà, ed è una capacità che non tutti hanno...vogliamo iniziare a riconoscerci dei talenti??] , amo commuovermi davanti ad un tramonto, lasciare che mi si aggroviglino le budella dalla rabbia di fronte alle ingiustizie, provare una gioia infinita nel vedere un sorriso sul volto del mio amore. Amo scontrarmi quando serve e ritirarmi se proprio devo… (già Pli… come dicevi? a volte meglio ritirarsi…) [ho detto ritirarsi...non rinunciare;)]Amo ridere, scherzare, prendermi in giro per come sono. Amo risolvere enigmi senza mai riuscire nemmeno ad avvicinarmi a risolvere quello della mia vita, amo conoscere questo e quello, amo le arti umane, massima espressione del nostro genio. Amo giocare ed amo vincere (si lo so paranoica blu, ho culo!!!) [in questo no, non ci prendo!].  Amo condividere ciò che ho e che sono con gli altri, amo “viaggiare” non andare in vacanza [questa la sottolinerei in rosso, l'ho detta già!]…. Amo far qualcosa per gli altri, mi sento bene quando le persone che mi circondano stanno bene e sono egoista in questo.
Già, amo. "
Ho rubato ancora. Questa volta da ungranelloallavolta. Perchè leggendolo questa mattina mi sono ricordata di me. Me con un po' tante preoccupazioni, me che inizio un nuovo lavoro e non è facile per niente, me che di giornate infernali sono mesi che ne passo diverse e poi le ingoio. Me che stasera sto davvero incazzata. Me che la devo finire di prendere troppo sul serio tutti e fregarmene almeno un po'. Me che mi scuso anche quando respiro. Me che quando sbaglio almeno lo faccio prendendomene le responsabilita'. Me che quando qualcosa mi pare storta prendo il telefono e chiamo. Me che mi sto sulle palle da sola per il prendermela cosi' a cuore per le cose.
Insomma...me che sono anche nelle parole di questo post rubato e rincorrendo utopie finisco per scordarmi.
gocce che scivolano da: Plillina alle ore 00:49 | Permalink | commenti (20)
categoria:goccerubate
mercoledì, 28 novembre 2007
se lo dice lui...
Di rimbalzo dal blog paroledipane

 Pare che Freud abbia detto qualcosa del tipo che astenersi dal sesso è una sublimazione dell'intelligenza.

Ragazzi, sono un genio e non lo sapevo.

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 00:18 | Permalink | commenti (11)
categoria:goccerubate
domenica, 25 novembre 2007

6_223Ma vivo intera? E questo può bastare? Non è mai bastato e tanto meno adesso. Scelgo scartando, perchè non c'è altro modo, ma quello che scarto è più numeroso, è più denso, più esigente che mai. A costo di perdite indicibili - una poesiola, un sospiro.

Alla chiamata tonante rispondo con un sussurro. Non dirò le cose che taccio. Un topo ai piedi della montagna materna. La vita dura qualche segno d'artiglio sulla sabbia. Neppure i miei sogni sono popolati come dovrebbero. C'è più solitudine che folle e schiamazzo. Vi capita a volte qualcuno morto da tempo. Una singola mano scuote la maniglia. La casa vuota si amplia di annessi dell'eco. Dalla soglia corro giù nella valle silenziosa, come di nessuno, già anacronistica. Da dove venga questo spazio in me - non so.

(da Grande Numero -W.Szymborka)

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 10:34 | Permalink | commenti (8)
categoria:goccerubate, goccepensierose
sabato, 10 novembre 2007
Ci vuole proprio un titolo?

Rimango a guardare il bianco di questo spazio. Tanto da buttare fuori. E potrei parlare di questo tanto in modo anche diametralemente opposto, dipende solo da quale punto parto per l'osservazione. Solo che scrivo, riscrivo e cancello. Perchè non ho mai fatti da raccontare. Questo è il punto. In me i fatti sono spunti, a volte neppure d'inizio, certo non di fine. Sono il punto e la virgola delle mie frasi. Sono le linee del pentagramma della mia musica.  

Chiudo gli occhi, azzardo e dico: non sto bene. E già mi sento in colpa. Perchè accanto a qualche preoccupazione ci sono persone che mi vogliono un gran bene o mi stimano, che mi aiutano ed incoraggiano. E ci sono anche tutta una serie di casualità che sembrano preordinate per farmi convincere che una divina Provvidenza esiste. Perchè sono fortunata nella vita e l'ho sempre saputo. Ma lo ripeto ancora una volta e poi basta: non sto bene. E non so parlarne, perchè per una volta nella vita non ne ho voglia. Si può? Credo di sì. Anzi direi che non ho proprio voglia di pensarci. Non sto bene (ecco, ancora, ma poi basta sul serio), ne prendo atto come quando mi cade un bicchiere e va in frantumi. Rotto. Punto. Raccolgo i cocci, li butto via, e vado avanti.

Finisce che mi libero delle attese. Pare che così funzioni meglio.

 

 

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 13:16 | Permalink | commenti (23)
categoria:goccedime
sabato, 03 novembre 2007
Dal mare, oggi.

scarpa

Una scarpa portata dal mare. Non riesco a non lasciarmi incuriosire dalla spiaggia dopo le mareggiate. Per alcuni sono solo rifiuti. Per me un affollamento di domande: a chi sarà appartenuta questa scarpa? Sarà stata un oggetto amato? Scelto con cura? Ricevuto in regalo? Smarrito in mare in che modo? Sarà appartenuto a qualcuno di allegro (dai colori!)?

Porsi delle domande che non avranno mai risposte, non ha senso (ma cosa lo ha?). Ma il non nascere delle domande è conseguenza di uno stato di equilibrio e profondità che non ho raggiunto. O di un rimanere in superficie, che non raggiunge me.

 

 

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 16:13 | Permalink | commenti (36)
categoria:goccepensierose
martedì, 30 ottobre 2007
Il segreto...

Parcheggio l'auto sotto casa. Apro lo sportello con le chiavi del portone già in mano, pronta a fare una corsa veloce sotto la pioggia incessante di questa sera. Invece, appena chiusa la portiera,  mi fermo ad osservare le gocce cadere giù illuminate dai lampioni della via. E metto lentamente un passo davanti all'altro, con quel cadenzare dei tacchi che rimbalza e si amplifica nel silenzio della notte. Mi dimentico di me tra l'acqua che scorre a rivoli sull'asfalto sconnesso, questo cielo immenso che pare voglia indicare un'altra dimensione e un altro tempo. Gocce che scivolano portando via attimi di pensieri. Sembra quasi di smarrirmi tra suoni, odori e luci di questa pioggia. Mi risveglio per via degli occhi che bruciano come se li avessi esposti al calore di una fiamma di sterpaglie. Salgo in casa. Tengo spente le luci. Metto su M. Nyman nei suoi pezzi di "Lezioni di piano" che riempiono la casa tutt'ora mentre scrivo e penso che si, questo film che tanto mi diede struggimento lo vorrei rivedere al più presto.  

Non so quel che è giusto o meglio o bene. Lo so sempre meno, in questo mio animo dove è vero tutto così come lo è il suo contrario. So però che questa vita ha del bello e che questo bello va preso a mani piene, magari messe una accanto all'altra per poterne accogliere ancora di più. E questo bello va poi portato al viso e respirato senza riserve, perchè prima o poi scorrerà via e niente e nessuno potrà trattenerlo. Gocce di sabbia. Un controsenso. Come un controsenso è questa vita, che ci fa desiderare ciò di cui abbiamo paura. Ed in questa lotta continua tra l'ambire ed il difendersi spazza via il nostro tempo.

["Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole". Questo me l'ha inviato oggi un angelo, rubando le parole da una canzone di Elisa. Non lo devo scordare. Il segreto è fare tutto come se vedessi solo il sole.]

Nyman continua a far andare avanti la magia delle sue note. Ed io vado a dormire.

 

gocce che scivolano da: Plillina alle ore 01:02 | Permalink | commenti (9)
categoria:dedicato
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